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L'arazzo
di Villa Monastero, che potrebbe appartenere ad una serie, è di
probabile manifattura fiamminga. Il soggetto raffigurato unisce due generi
molto rappresentati nella produzione arazziera: la scena di caccia e l'ambientazione
esotica, quest'ultima in voga a partire dalla seconda metà del
XVII secolo fino a tutto il '700.
Il panno è stato tessuto impiegando filati di lana e seta tinti
con coloranti naturali, prevalentemente di origine vegetale, in una vasta
gamma di toni che, al momento del ritiro dell'opera per il restauro, si
presentavano ingrigiti da uno spesso strato di polvere e da fumi di combustione.
L'esame dello stato di conservazione ha messo in evidenza le tipologie
di degrado provocate dall'invecchiamento naturale dei materiali originali
ed accentuate da fattori ambientali, quali l'esposizione prolungata a
fonti di luce diretta e gli sbalzi igrometrici stagionali. Particolarmente
incidente si è rivelato il danno causato da un precedente restauro
esteso ed invasivo, eseguito probabilmente all'inizio del '900.
L'intervento, tecnicamente assai approssimativo a causa dell'impiego di
materiali inadeguati ed anche per l'esecuzione grossolana ed irregolare,
aveva provocato tensioni strutturali con conseguenti danni localizzati.

Il pericolo di perdere
materiale originale e di compromettere di conseguenza l'integrità
figurativa dell'opera non consentiva di procedere ad una rimozione completa
del vecchio restauro.E' stato quindi deciso di procedere gradualmente
all'eliminazione selettiva dei supporti tessili sistemati a sostegno delle
cuciture.
L'intera superficie è stata quindi protetta temporaneamente con
una rete, allo scopo di garantire l'immobilizzazione delle aree degradate
nel corso della delicata fase di pulitura. Dopo aver eseguito delle
accurate prove di solidità al lavaggio delle tinte originali e
delle prove di restringimento delle diverse stoffe, si è proceduto
all'intervento di pulitura, immergendo l'arazzo in un bagno costituito
da acqua decalcificata e detergente neutro. Si è così
ottenuto un notevole risultato, sia per il recupero cromatico delle
tinte che per l'ammorbidimento del tessuto.
 
I materiali da impiegare nelle operazioni di consolidamento sono stati
tinti nei colori adeguati, utilizzando coloranti sintetici di elevata
solidità.
Sono stati dunque applicati supporti
tessili su tutta la superficie posteriore.

Il restauro vero e proprio è stato essenzialmente mirato a consolidare
in modo capillare la superficie tessile, dovendosi anche confrontare con
il precedente intervento che ne aveva irreversibilmente alterato l'originalità
materica dell'arazzo. Sono stati dunque applicati supporti tessili
su tutta la superficie posteriore.
Le ampie aree di seta chiara e di lana marrone, totalmente degradate,
sono state ancorate al supporto tramite fermature che riproducono, seppure
in forma allargata, i passaggi di trama originali.
Particolare attenzione
è stata inoltre rivolta al recupero dei bordi perimetrali (cimose),
i quali hanno particolare importanza nelle fasi di manipolazione e per
l'esposizione dell'opera. Le cimose sono state infatti consolidate
e poi ricoperte da nuove bordure tessute al telaio manuale nel colore
e nella qualità materica originali.
Oltre all'ampia documentazione fotografica, al fine di rendere visivamente immediata
l'estensione del restauro, sono stati realizzati dei rilievi grafici
in scala dove sono riportate la mappatura dello stato di conservazione
e di tutti gli interventi effettuati.
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