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La Villa nella seconda metà dell'800

I vari passaggi di proprietà subiti dalla dimora. La vendita operata dagli ultimi eredi Mornico all'ingegner Pietro Genazzini, l'acquisto successivo da parte della nobildonna Carolina Maumary Seufferheld. La cessione a fine secolo al ricco tedesco Walter Jacob Erich Kees e gli importanti lavori di ristrutturazione da lui condotti nella villa e nel giardino secondo il gusto eclettico.

La proprietà della villa, divisa in seguito tra i vari discendenti, rimase alla famiglia fino al 1862. In quest'anno essa passò infatti all'ingegner Pietro Genazzini di Bellagio, la cui moglie era figlia del marchese Ordono de Rosales; il nuovo proprietario operò alcune modifiche, ma fu costretto a rivenderla di lì a poco.
Nel 1876 la villa pervenne a Carolina Maumary vedova Seufferheld, cognata del patriota Massimo D'Azeglio, legato da vincoli di parentela a Giulia Manzoni, figlia del celebre scrittore Alessandro. Si ricorda inoltre che negli anni Quaranta dell'Ottocento un altro patriota italiano, il letterato Pietro Borsieri, venne ospitato nella casa posta a nord della chiesa, affittata ad una delle sue sorelle.
I discendenti della nobildonna la vendettero in seguito (1895-97) a Walter Jacob Erich Kees. Questi, un industriale nativo di Zoebigker nei pressi di Lipsia, dotato di notevoli mezzi (acquistò la proprietà per 52.000 lire), seguendo la moda del tempo della villeggiatura sul lago, meta ambita dagli stranieri, soprattutto inglesi, americani, tedeschi e diffusa grazie alle numerose guide pubblicate anche all'estero (il Lario già dalla prima metà dell'Ottocento deteneva il primato tra i laghi lombardi riguardo il turismo di circolazione e di soggiorno grazie al notevole sviluppo delle comunicazioni ed all'apertura della strada che da Lecco portava allo Stelvio, progettata dall'ing. Carlo Donegani e costruita tra il 1817 ed il 1830) decise di stabilirsi a Varenna ed intraprese importanti lavori di sistemazione che conferirono alla villa il suo aspetto odierno.
Egli in soli dodici anni, dal 1897 al 1909 (come ricordato nella lapide collocata presso l'ingresso della proprietà), trasformò l'edificio ed il parco, ingrandito fino a raggiungere l'attuale estensione ai margini della frazione Fiumelatte, secondo il proprio gusto.
Sue fonti di ispirazione sono soprattutto due, una di carattere locale, l'altra nordica.
Per quanto riguarda l'ornamentazione esterna della dimora Kees sembra rifarsi a edifici presenti sul territorio lariano: la villa di Francesco Melzi d'Eril di Bellagio, sorta nel 1808-10, e la Villa Balbianello nei pressi di Lenno, voluta dal cardinale Angelo Maria Durini dal 1789, entrambe insigni esempi di residenze di villeggiatura sette-ottocentesche del centrolago.
Infatti quando egli realizza tra il 1898-99 la sobria loggetta a tre archi della terrazza a lago, il mosso attracco settentrionale (creato nel 1902 simmetricamente a quello meridionale), ed orna il giardino con statue, rilievi ed altro sembra trarre spunto dalla decorazione delle due ville precedentemente menzionate. Nel parco inserisce il gruppo scultoreo della Clemenza di Tito di Giovanni Battista Comolli, eseguito nel 1830 per l'imperatore d'Austria Francesco I d'Asburgo e proveniente dalla villa Galbiati di Cardano nella vicina Val Menaggio, ceduto al Kees dai fratelli Bagatti Valsecchi prima del 1907 e posto lungo la strada che scende dalla portineria verso la villa. Realizza un tempietto semiovale preceduto da scalinate adorne di statue di divinità mitologiche in cui compare anche lo stemma degli Asburgo; infine ne completa l'ornamentazione con vari rilievi scultorei, fontane, vere da pozzo e ricche balaustrate (in cui alterna al proprio stemma quello dei Visconti), e con il padiglione Kaffee-haus situato in fondo alla passeggiata lungo la riva del lago.
I lavori vengono intrapresi da maestranze locali sotto la guida del capomastro G. Bertarini di Varenna.
In tale occasione anche il giardino viene arricchito con nuove piante, con la collaborazione del giardiniere Enrico Achler di Menaggio (forse su indicazioni fornite dagli stessi Bagatti Valsecchi).
Sembra sia invece da escludere l'intervento di architetti attivi in Lombardia nella seconda metà dell'800, autori di vari edifici o di apparati decorativi di gusto eclettico, quali Emilio Alemagna, Achille Majnoni, Enrico Citterio ed altri minori, i quali, soprattutto i primi due, nell'ultimo ventennio del sec. XIX lavorano in Brianza e sul Lario operando per committenti di ceto borghese, soprattutto industriali e commercianti lombardi, ma realizzando anche case e ville per facoltosi stranieri, americani, tedeschi (Villa Amsink di Bellagio o la nuova decorazione degli interni di Villa Carlotta a Tremezzo acquistata da Marianna di Nassau e passata poi ai Sassonia Meiningen, requisita dallo stato italiano durante la prima guerra mondiale), svizzeri (Villa Mylius Vigoni a Loveno di Menaggio) ed inglesi, che sceglievano il centro lago per le loro residenze di villeggiatura. Va inoltre ricordata la presenza nella vicina Blevio, tra il 1846 ed il 1866, dell'architetto tedesco Gottfried Semper, uno dei principali esponenti dello storicismo e ardente sostenitore del recupero degli stili del passato.
Riguardo alla ornamentazione dei vari ambienti, Kees, nel clima generale di gusto eclettico, sembra rifarsi soprattutto a modelli del barocco e del rococò tedeschi.
E' interessante sottolineare che nell'arredo dell'intera dimora egli si rivela assai aggiornato nelle scelte alle mode dell'epoca e sembra tenere conto dei suggerimenti forniti dai vari manuali di arredamento che si erano diffusi nella seconda metà del sec. XIX e, con maggior successo, nell'ultimo ventennio dell'800.
Riguardo ai lavori architettonici da lui operati all'interno della villa tra il 1897 ed il 1909 risale la realizzazione dello scalone che congiunge il pianterreno con il primo piano (su disegno di un architetto tedesco non identificato, che conosce sicuramente la grande scala della Biblioteca di Lipsia del 1897), il cui schema viene riproposto nell'approdo settentrionale a lago, come pure l'installazione del modernissimo impianto di riscaldamento di produzione tedesca, tuttora funzionante, diffuso in buona parte dell'edificio.
Molto probabilmente Kees, dopo la chiusura al culto dell'oratorio avvenuta nel 1898, operò anche l'ampliamento della villa verso settentrione inglobando, è solo un'ipotesi, i vani che si erano aggiunti in questa parte dell'edificio nel corso dell'800; in tale contesto dovette prevedere la modifica della facciata a lago di tale parte, inserendo il doppio loggiato a tre e due archi per uniformare l'aspetto esterno. Realizzò pure la portineria sul fronte della strada statale per Lecco svuotando l'edificio che era sorto nel 1822-23 sul terreno un tempo appartenuto ai Mornico e riacquistato dalla Maumary nel 1875: creò un loggiato verso il giardino, costituito da una serliana a pianterreno ed un portichetto a tre archi nella parte superiore, inglobando molto probabilmente le quattro colonne che un tempo erano poste nel portico antistante l'antico oratorio del monastero, eliminate durante i lavori di sistemazione della facciata della villa. Esse sono state rinvenute recentemente nei locali al di sotto della portineria, ove vennero riposte in occasione di nuovi lavori che conferirono alla portineria il suo aspetto attuale.
Il Kees fece venne inoltre creare un viale carrozzabile che collegava il nuovo monumentale ingresso alla villa.
L'interno della dimora venne in pratica quasi interamente rinnovato.
Nel gusto per l'esuberante ornamentazione vi sono numerose analogie con residenze e palazzi tedeschi, quali ad esempio il Castello di Charlottenburg di Berlino, opera dell'architetto Andreas Schlueter, edificato otra il 1689 ed il 1706, il Palazzo di città (1680-1752) e il Castello di Sans Souci di Potsdam (1745-47), lo Zwinger di Dresda (1697-1716) di M.D. Poppelmann, il Castello di Augustusburg a Bruhl (1741-44) o la Residenz di Wurzburg del 1720-44 di J.L. von Hildebrandt e B. Neumann.
I ricchi apparati decorativi a stucco bianco con lumeggiature dorate dell'atrio ripropongono anche partiti ornamentali delle chiese barocche della Sassonia, come la Frauenkirche di Dresda, o della Franconia come il Santuario di Vierzehnheiligen e l'Abbazia di Neresheim.
Se non è possibile stabilire quali di queste possibili fonti potessero essere note a Kees ed averlo quindi influenzato nelle sue scelte, appare evidente che egli nella decorazione della sua villa sul lago di Como rende omaggio ad uno dei più grandi artisti tedeschi barocchi, l'architetto e scultore Andreas Schlueter (1662-1714) inserendone il busto ritratto entro un medaglione incorniciato da putti nella serie di quattro effigi di famosi scienziati, filosofi, musicisti tedeschi del sec. XVIII (Helmoltz, Kant, Bach) nei pannelli di maiolica creati nel 1896 da Miethe e Lang per lo scalone.
Anche gli arredi della villa rivelano caratteri consueti nel clima di revival europeo di stili precedenti, assai diffuso nella seconda metà dell'Ottocento, in cui però predomina l'attenzione nei confronti dell'arte italiana del passato.
Vi sono infatti ambienti neorinascimentali e neomanieristici (Sala Nera) e neobarocchi (atrio scalone e Sala Musica), neorococò (Sala Rossa), ma anche di gusto orientale (Salottino orientale, bagno padronale) e perfino liberty (Sala del bigliardo, antibagno e camera padronale).
L'intero arredo della cosiddetta Sala Nera, ora ricomposto nella sua originaria collocazione di fine Ottocento, insieme a quelli delle altre sale del pianterreno e del primo piano oggi visitabili, venne realizzato dalle maestranze che lavoravano nei famosi laboratori specializzati di Michelangelo Guggenheim, la cui sede era a Venezia nel prestigioso Palazzo Balbi sul Canal Grande.
E' interessante ricordare che gli stessi artigiani, proprio in questi anni (1890), eseguivano i mobili neorococò per l'appartamento che l'imperatore di Germania, il Kaiser Guglielmo, avrebbe occupato nella Villa Reale di Monza durante la sua visita in Italia.
Si tenga inoltre presente che gli arredi progettati da Guggenheim per Palazzo Papadopoli a Venezia vennero ammirati anche da un altro sovrano tedesco, Luigi II di Baviera, il quale conferì al suo autore un'alta onorificenza.

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