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Da monastero a Villa

Da monastero a Villa: la vendita dell'edificio ai nobili valsassinesi Mornico e la sua trasformazione in residenza di villeggiatura nella prima metà del '600 ad opera del giureconsulto Lelio. Sue fonti di ispirazione lariane. Lavori di abbellimento nella dimora e nella sopravvissuta chiesa del convento. Principali interventi realizzati nei tre secoli successivi dai vari discendenti.

L'intera proprietà venne acquistata nel 1569 per 700 scudi d'oro, lire 4 e soldi 9 da Paolo Mornico di Cortenova in Valsassina, con rogito del 29 novembre di quell'anno stilato dal notaio Giuseppe Belisario de Longhi di Lecco.
Ricordato dalle fonti come un nobile ricco ed intraprendente, che doveva le proprie ricchezze all'attività estrattiva del ferro in Valsassina, questi adattò l'edificio conventuale a casa privata; dovette però lasciare libero accesso alla chiesetta del monastero, che era tuttora frequentata, non solo da devoti locali.
In seguito dal 1609 al 1619, poi tra il 1630-45, la struttura subì profonde trasformazioni operate dal figlio di Paolo, il potente giureconsulto Lelio (1585-1659) che si era dedicato con successo alla carriera amministrativa ottenendo incarichi di rilievo: fu pure podestà di Lecco dal 1648 al 1651 e commissario delle Tre Pievi.
Egli dovette mantenere l'oratorio, che era stato a suo tempo visitato da Carlo Borromeo (si narra che le lenzuola ove riposò il cardinale furono collocate dai Mornico in una teca, conservata in seguito dagli eredi, mentre, sempre ai Mornico, venne donata dallo stesso Borromeo una mitria vescovile, oggi conservata presso la chiesa di Cortenova in Valsassina).
I suoi successori vi crearono nel 1675 una cappella dedicata a Sant'Antonio e nel 1681 commissionarono una bella ancona lignea con la statua della Madonna a Giovan Pietro Capiago, ora collocata nella chiesa di Santa Maria Maddalena di Varenna dopo la definitiva chiusura al culto dell'oratorio avvenuta nel 1898; questa andò a sostituire l'ancona dipinta alla fine del Quattrocento o nei primissimi anni del Cinquecento da artisti lariani e posta un tempo sull'altare della chiesa del convento, trasferita nella chiesa parrocchiale di S. Giorgio nel medesimo anno.
Riguardo al monastero invece Lelio Mornico demolì quasi interamente l'edificio e creò una splendida villa che da lui prese il nome di Leliana, compiendo imponenti lavori, ricordati dalle fonti dell'epoca, per i quali vennero spese complessivamente ben 32.000 lire imperiali. Di questa struttura seicentesca restano oggi il loggiato a cinque fornici del primo piano (chiuso nella prima metà dell'Ottocento per ottenere nuovi ambienti) e le due sale poste a pianterreno, a destra dell'atrio d'ingresso, note come Sala Rossa e Salottino Mornico, delle quali si scorgono ancora le belle volte a schifo ed a vela originarie.
Il ricco giureconsulto nella costruzione della sua nuova dimora sembra volersi ispirare a due prestigiosi edifici tardorinascimentali lariani, la Villa Pliniana di Torno, eretta poco dopo il 1573 dal governatore di Como Giovanni Anguissola, e Palazzo Gallio di Gravedona, realizzato nel 1586 dal potente cardinale Tolomeo Gallio, cui rimandano le eleganti ed ariose logge del piano nobile.
Questi loggiati furono creati dal Mornico molto probabilmente per uniformare l'aspetto della facciata della villa al porticato esistente davanti all'oratorio, a fianco del quale veniva eretta la nuova dimora. Tale portico era stato realizzato in seguito alle trasformazioni operate ad inizio Seicento sulla scorta delle indicazioni fornite dopo la visita pastorale di monsignor Maggiolini nel 1611, evidenziate in un disegno del 1612 sottoscritto dal Prefectus Fabricae della Chiesa Ambrosiana Alessandro Mazenta. Esso era posto sopra ad un locale usato come ripostiglio, che già Carlo Borromeo nel 1583 aveva prescritto di sistemare per essere utilizzato per le riunioni della Confraternita, e viene ancora ricordato nelle visite pastorali settecentesche, in particolare in quella assai precisa del cardinale Pozzobonelli del 1746. Risulta ancora leggibile in una immagine della villa risalente al secondo decennio dell'800 ed in un rilievo grafico del 1870 che si riferisce alla zona della spiaggia verso il lago e conservato presso il Comune di Varenna.
Risale probabilmente a metà Seicento anche la realizzazione dell'edificio posto a settentrione della villa, che serviva in origine come frantoio e che successivamente (1851) venne ampliato (ora è adoperato come foresteria).
Riguardo al giardino pare che già all'epoca dei Mornico vi fossero piante esotiche quali l'aloe e l'agave, che si erano aggiunte agli agrumeti ed alle viti già presenti ai tempi del monastero, come tramandatoci dalle descrizioni dei visitatori contemporanei.

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