Presentazione Storia Collezioni Biblioteca Servizi didattici![]() Contattaci![]() | Casa Museo - Sala RossaLa Sala Rossa deve il suo nome al colore degli arredi neorococò qui disposti a fine Ottocento, quando la dimora era proprietà del tedesco Kees e l'ambiente era utilizzato come salone di ricevimento. Essa conserva tuttora, sebbene in parte, l'aspetto seicentesco che aveva all'epoca in cui l'antico monastero venne abbattuto per edificare la villa voluta dal ricco giureconsulto Lelio Mornico (1609-45), appartenente ad un'intraprendente famiglia di Cortenova in Valsassina che doveva le proprie ricchezze all'attività di estrazione del ferro in quella valle. Anche al tempo dei Mornico l'ambiente era adibito a salone di rappresentanza e, secondo la consuetudine del tempo, era ornato dai ritratti dei personaggi appartenenti alla famiglia, come segnalano gli inventari settecenteschi, che ricordano pure un maggior numero di finestre nella parete verso il lago (tre al posto delle attuali due).Il soffitto (dal quale pende l'importante lampadario ottocentesco in ferro battuto) presenta ancora la volta a schifo con lunette perimetrali del sec. XVII; esso venne dipinto in seguito, probabilmente nell'800, con motivi decorativi vari e personificazioni delle scienze e delle arti entro tondi e stemmi. La carta da parati disposta lungo le pareti, di colore rosso come gli arredi presenti nella sala, riproduce in rilievo moduli decorativi a volute, girali vegetali e conchiglie di gusto barocco. Si tratta di una produzione ottocentesca che imita le tappezzerie in cuoio impresso che venivano utilizzate nelle dimore di lusso del secolo XVII con la funzione, oltre che di ornamentazione, di mantenere il calore nell'ambiente. Tra la parete posta di fronte alle finestre e quella che limita l'adiacente salottino è collocato d'angolo un camino ottocentesco in marmo bianco ornato da due puttini scolpiti a rilievo lungo i montanti ed un motivo con conchiglia e fiori nella fronte (nasconde all'interno, tra due pannelli in marmo fior di pesco, il calorifero in ghisa). Lungo la parete di fronte alle finestre è posto un grande arazzo settecentesco, recentemente 4 restaurato, raffigurante una scena di caccia al leone; si tratta di una manifattura realizzata nelle famose officine di Anversa attive fin dal sec. XIV. I mobili della sala sono neorococò, secondo l'imperante moda diffusa dalla Francia a metà Ottocento (il Settecento viene ritenuto lo stile decorativo più adatto per il salotto). Essi sono tutti in legno intagliato e dorato e taluni risultano foderati di damasco di seta rossa. Frutto probabilmente di maestranze tedesche (o forse dei laboratori Guggenheim, come gli arredi della Sala Nera) appartenevano anch'essi al Kees. Gli inventari dell'inizio del secolo scorso menzionano un divano, quattro poltrone, dodici sedie, un paravento a tre luci, due gueridon, tre poggiapiedi, un tavolo ed una console con specchiera: essi sono tutti ancora conservati nella villa (alcuni sono attualmente in restauro). Nella esuberanza della decorazione rivelano numerose analogie con le contemporanee realizzazioni tedesche (si pensi agli arredi neorococò del Castello di Linderhof fatto realizzare da Luigi di Baviera ed ultimato nel 1873) come dimostrano i ridondanti riccioli delle cimase, la forma delle gambe a volute contrapposte raccordate al centro da traverse incrociate, l'uso dei festoni nella fascia sotto i piani di appoggio e la varia presenza dei puttini; questi ultimi, presenti sulle traverse, paiono anche accostabili a quelli ideati per alcune console dalle manifatture italiane di Besarel. L'abbinamento nei divani e nelle poltrone con sedili ad imbottitura capitonné, diffusa a partire dagli anni Quaranta del secolo XIX, è dovuto alle esigenze di comfort tipiche di questo periodo. L'arredo della sala era completato, secondo la consuetudine del tempo, dai tendaggi in damasco di seta rossa che chiudevano le due porte di accesso e le finestre, oltre che da un tappeto. Lungo le pareti della sala erano collocati all'epoca del Kees alcuni dipinti non rintracciati. Sono qui disposti quattro ritratti di gentiluomini , due rettangolari seicenteschi di ambito lombardo ma di gusto fiammingo, e due ovali della prima metà del sec. XVIII appartenenti a scuola lombarda. Al centro della parete sinistra è posto invece un dipinto raffigurante il miracolo di un santo vescovo, probabilmente San Carlo Borromeo, appartenente anch'esso alla medesima area di provenienza. Al centro della parete di fronte alle finestre sono collocati tre mobili in legno ebanizzato che non vengono menzionati negli inventari dell'inizio del secolo scorso risalenti all'epoca del Kees e che appartenevano al proprietario successivo, il dottor Marco de Marchi, al quale si deve la creazione dell'Istituto di Idrobiologia e la donazione della villa a tale ente; essi erano collocati nella attuale Sala della Musica. Il mobile al centro rivela un raffinato decoro che alterna eleganti motivi applicati in lamina di metallo dorato sulle superfici di legno ebanizzato, ad inserti in madreperla, secondo i modi consueti della produzione artigianale lombarda a metà Ottocento (si vedano ad esempio le opere uscite dalla bottega dell'ebanista Ferdinando Pogliani). Questo genere di arredo era assai diffuso anche in Francia, ove era uno specialista Louis Auguste Alfred Beurdeley (1808-1882) e, pur con minor intensità, in Austria (si vedano le opere di Franz Michel eseguite a Vienna negli anni Settanta) ed in Germania (cfr. quelle dell'intarsiatore amburghese Carl Friederich Heinrich Plambeck proposte all'Esposizione Internazionale di Londra del 1851). Alcuni mobili di questo tipo, ispirati alla decorazione ad intarsio in tartaruga, metallo e avorio tipica delle manifatture francesi Boulle del sec. XVII, realizzati da artigiani italiani (ad esempio dal romano G. B. Gatti) erano presenti all'Esposizione Universale di Parigi del 1878. Gli altri due mobiletti disposti ai lati sono due stipi seicenteschi che venivano usati come contenitori di oggetti preziosi e documenti (i tavoli di appoggio sono invece ottocenteschi). Presentano una lavorazione a pannelli in legno ebanizzato intarsiato con ornati in avorio intagliato ed inciso. ![]() ![]() |











