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Casa Museo - Sala Fermi

L'ambiente è utilizzato oggi come sala delle Conferenze intitolata al fisico Enrico Fermi che nel 1954 partecipò ai corsi organizzati da Giovanni Polvani, direttore dell'Istituto di Fisica dell'Università degli Studi di Milano. Una lapide con dedica e busto entro medaglione, eseguito dallo scultore Giannino Castiglioni nel 1954, ricorda la sua presenza nella villa ed è posta nella parete di fronte all'ingresso, sopra alla acquasantiera a fusto in marmo di Musso intagliato.

Il locale è in realtà quanto resta dell'aula della chiesa del monastero cistercense che era sorto nel sec. XII, cui si deve il nome della villa. La chiesa medioevale venne ampliata successivamente; dopo la soppressione del convento stabilita da Carlo Borromeo nel 1567 a causa dell'esiguo numero di monache ospitate nel monastero la proprietà venne venduta nel 1569 a Paolo Mornico di Cortenova in Valsassina. Fu il figlio di questi, il giureconsulto Lelio, che fu podestà di Lecco, a demolire il convento per costruire una villa signorile, che da lui prese il nome di Leliana, compiuta tra il 1609 ed il 1645, spendendo ingenti somme (32.000 lire imperiali).

La chiesa del convento venne però venne conservata. Nel 1675 i successori di Lelio crearono una cappella dedicata a Sant'Antonio e la utilizzarono per le tombe di famiglia. Nel 1681 commissionarono una importante ancona lignea con la statua della Madonna a Giovan Pietro Capiago (che si trova oggi nella Chiesa di Santa Maria Maddalena a Varenna).

La chiesa rimase in uso fino al 1898, anno in cui Walter Kees chiese che venisse chiusa al culto.

Dei primi secoli di vita dell'edificio religioso resta ancora un lacerto di affresco con un intenso Cristo dolente in Passione ascrivibile alla fine del Quattrocento, ed il matroneo che si scorge dall'interno della attuale sala, coincidente con l'aula della chiesa.

Dell'ancona di legno intagliato, dipinto e parzialmente dorato, ora situata all'ingresso non vi è menzione negli inventari dell'inizio del secolo scorso: essa venne qui collocata successivamente, forse ad opera dei De Marchi. Appartengono invece all'epoca del Kees i due grandi vasi in marmo serpentino scolpito, il grande lampadario in bronzo dorato e le due lampade, come pure il tavolo in marmo rosso di Verona che si trova nel loggiato. Sempre al Kees si deve il pannello decorativo in maiolica eseguito da Jackel nel 1896 collocato lungo la parete della adiacente scala secondaria.

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