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Casa Museo - Sala del Bigliardo

La Sala del Bigliardo, posta ai piedi della scala che conduce nella zona della loggia della chiesa appartenente all'ex convento, è definita da alti pilastri in marmi vari e stucco dorato, con capitelli decorati con piume di pavone tra ornati vegetali. Presenta attorno alle pareti una raffinata boiserie in legno di rovere intagliato parzialmente dipinto e pannelli in radica di tuia; fu probabilmente realizzata da maestranze tedesche attive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo successivo che propongono moderni motivi Jugendstil (versione tedesca del Liberty inglese e dello stile floreale italiano).

Qui era situato ai tempi del Kees un tavolo da bigliardo francese (non rintracciato), completo di dodici stecche, tre biglie d'avorio e cinque birilli, che venivano contenuti nell'apposito armadio ricavato nella boiserie lungo la parete verso il giardino.

Un lampadario di grandi dimensioni in bronzo dorato e vetro opalino a ventuno luci pende tuttora dal soffitto, mentre alle pareti sono collocati tre piatti in ceramica dipinta .

Due poltrone ed un tavolo in legno intagliato, risalenti all'epoca del Kees sono ancora qui disposti, come i portavasi in ferro battuto.

Negli inventari contemporanei sono inoltre menzionati alcuni vasi di terracotta, un cassone, un cavallo in bronzo con piedestallo in marmo, due candelabri in bronzo (ora conservati altrove nella villa) ed infine un pavone imbalsamato, che dava un tocco esotico ed insolito all'arredo della sala, che fungeva anche da ingresso secondario.

I consueti panneggiamenti erano previsti per porte e finestre, ed un tappeto blu, che si legava alle tinte usate per la boiserie e, significativamente, con il pavone, oltre ad un altro persiano, erano disposti sul pavimento in marmo.

Le librerie a vetrina situate sul pianerottolo sono un'aggiunta posteriore e risalgono probabilmente ai De Marchi. Una fotografia ricorda il Dott. Marco de Marchi, ultimo proprietario della villa, che la abitò fino alla morte, avvenuta il 15 luglio 1936. Appassionato naturalista e filantropo lasciò la propria dimora e le proprie sostanze affinché venisse realizzato un Istituto per gli studi di Idrobiologia, opera portata a termine dalla moglie Rosa Curioni nel 1938

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