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Casa Museo - Atrio e scalone

L'atrio di ingresso è ancora quello seicentesco risalente all'epoca in cui l'antico monastero (da cui deriva il nome della dimora) venne trasformato in villa da Lelio Mornico (1609-45), dopo la soppressione nel 1567 del convento cistercense (fondato nel sec. XII) per opera di Carlo Borromeo a causa dell'esiguo numero di monache. Nella parte retrostante dell'atrio, come ricordato negli inventari settecenteschi, era situata una "fontana alla mosaica" (una specie di ninfeo) sopra la quale, al piano superiore, era posta una galleria passante. In corrispondenza di questa, verso il giardino retrostante, si trova tuttora un'esedra alla quale, all'epoca dei Mornico, era consentito l'accesso dalla galleria superiore. Le dimensioni dell'atrio vennero ridotte con la realizzazione del monumentale scalone dalla vivace cromia (in marmo nero di Varenna, rosso e giallo di Verona, bianco di Carrara, fior di pesco) voluto dal nuovo proprietario tedesco Walter Kees a fine Ottocento: in tale occasione anche la fontana venne demolita (forse alcuni frammenti del mosaico si conservano oggi nell'aiuola posta di fronte all'ingresso dell'edificio settentrionale a doppio corpo, ora utilizzato come foresteria).

La forma della nuova imponente scala sembra trarre spunto, come segnalato dall'architetto Stefano Della Torre, da quella della Biblioteca di Lipsia, inaugurata nei medesimi anni. I lavori, forse eseguiti da manodopera locale su disegni forniti dallo stesso Kees (probabilmente opera di un architetto tedesco), vennero completati con l'inserimento dei quattro pannelli in maiolica dipinta creati nel 1896 da Miethe e Lang raffiguranti i busti-ritratto entro medaglioni, incorniciati da putti e tralci fioriti, di famosi scienziati, filosofi, artisti e musicisti tedeschi del sec. XVIII. Essi rappresentano rispettivamente la Scienza (H.K.F. von Helmotz), il Pensiero (Immanuel Kant, Konigsberg 1724 - 1804), l'Arte (Samuel Andreas Schlueter, Amburgo ? 1664 - Pietroburgo 1714) e la Musica (Johann Sebastian Bach, Eisenach 1685 - Lipsia 1750). La complessa decorazione dello scalone, di gusto nordico, venne ulteriormente impreziosita con la sovrapposizione di ornati a rilievo in stucco, parzialmente dorati, disposti nell'arco di accesso alla scala e sulla parete di fondo, raffiguranti rispettivamente il busto del Re Sole Luigi XIV tra putti, festoni e ornati vegetali, e lo stemma del Kees tra leoni rampanti sormontati da cimieri.

L'arredo della scala si conclude con le due importanti lampade in bronzo a dieci luci con figure femminili e putti a tutto tondo di gusto floreale poste sui due pilastri delle balaustrate, il monumentale gruppo scultoreo con il Ratto delle Sabine e l'imponente vaso biansato in marmo serpentino scolpito. Due busti in marmo, posti su alti basamenti, rispettivamente di Giulio Cesare e dell'imperatore Diocleziano si trovano alla base dello scalone, mentre lungo la parete destra un camino in marmi intarsiati di fattura tardo ottocentesca ripropone moduli ornamentali di gusto rinascimentale.

All'epoca del Kees nelle nicchie della parete di fondo erano collocati due grandi vasi giapponesi.

Sui pianerottoli del piano superiore, disposte simmetricamente una di fronte all'altra, si trovano due grandi cornici in legno scurito intagliato con specchi ovali sormontanti tavoli a parete con sostegni scolpiti a tutto tondo e piano di marmo, di gusto tardo barocco ispirati ai modi dei famosi intagliatori bergamaschi Fantoni, o del veneto Brustolon le cui opere si consevano a Venezia nel settecentesco Palazzo Rezzonico. Forse essi sono opera dei laboratori di Guggenheim, come i mobili della Sala Nera.

Sul pianerottolo di sinistra si trovano pure una importante caminiera in legno intagliato con figure a rilievo che ricorda nella struttura di impronta neorinascimentale, con le cariatidi angolari, quella realizzata dall'intagliatore E. Gajani nel 1888 a Palazzo Stibbert a Firenze, ma è anche avvicinabile alle caminiere proposte da Ludwig Caspar nel suo Innere Architectur und Decoration der Neuzeit, edito a Francoforte nel 1888. Vicino a questa è posto un grande reggicandelabro a base triangolare in legno scolpito con putti, grifi, mostri marini a tutto tondo, molto simile a quello creato da Guggenheim per Palazzo Papadopoli a Venezia nel 1882, ed imitante i portavasi di Brustolon di Palazzo Rezzonico.

Nell'atrio di ingresso si trovano alcuni mobili che appartenevano a Kees, come indicato negli inventari dell'inizio del secolo scorso; essi erano collocati nella medesima posizione. Si tratta di una cassapanca (mobile usato in origine come contenitore), frutto di una ricomposizione ottocentesca che utilizza pannelli più antichi, risalenti probabilmente al sec. XVII, con decori del tipo "alla certosina" ad intarsi in osso e avorio, raffiguranti nel riquadro inferiore ed in quello dello schienale scene di caccia al cinghiale, nel sedile stemmi con grifo, centauri e drago, in quelli laterali scene di caccia al leone. I montanti del sedile presentano lesene intarsiate a candelabre. I pannelli antichi vengono racchiusi entro una struttura in legno ebanizzato scolpito ed intagliato che presenta nei piedi del basamento e nei braccioli elementi zoomorfi, nella cimasa dello schienale grifi affrontati a rilievo con stemma centrale contenente scudo e conchiglia.

Di fronte a questa si trovano due sedie a icasse in legno di noce intagliato con ornati a rilievo ed una poltrona con intarsi di gusto cinquecentesco.

L'arredo dell'atrio in stile rinascimentale sembra tenere conto di quanto propugnato da Henri Havard nel suo volume L'art dans la maison, edito a Parigi nel 1884 ma assai diffuso anche al di fuori della Francia, vero e proprio manuale di arredo. Secondo l'autore infatti l'anticamera "deve comunicare al visitatore la vostra posizione sociale e deve informarlo sulla vostra situazione economica (.), la sua decorazione deve essere proporzionata alle vostre ricchezze e al vostro gusto" (indicazioni che vennero riprese in Italia nel testo di Alfredo Melani, L'arte in famiglia. Guida artistica per l'arredamento di una casa, edito a Milano nel 1904).

Oggetti in stile rinascimentale venivano realizzati da varie botteghe italiane (oltre a Guggenheim vi era la famosa Fabbrica dei Fratelli Mora di Milano, e Ludovico Pogliaghi, per citare solo i rappresentanti più noti presenti nell'Italia settentrionale) ma anche ditte straniere diffondevano nell'ultimo decennio dell'800 la loro produzione, oltre che attraverso le varie esposizioni universali, tramite cataloghi di vendita, come quello inglese assai ricco della Hampton & Sons Pall Mall East London realizzato nel 1893-94, dal titolo Design for Furniture and Decorations for Complete House Furnishing, o da pubblicazioni tedesche quali Interieurs von der Jubilaeums Gewerbe Austellung Wien 1888.

E' interessante ricordare che nell'inventario redatto nel 1839 alla morte di Giovan Battista Mornico viene menzionato, proprio nell'atrio, un "quadro vecchio in tela colla veduta di questa casa ed adiacenze del Monastero" (l'attuale ubicazione del dipinto non è nota). Era infatti consuetudine delle famiglie nobili e abbienti apporre l'immagine della propria residenza nel luogo in cui avevano accesso gli ospiti di riguardo, usanza che ancora oggi si mantiene in alcune storiche dimore lombarde.

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